The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

20 aprile 2018

Abu Dhabi: Emirates Palace e la Moschea dello Sceicco Zayed

Dopo una visita all’Emirates Palace, hotel pomposo e sontuoso, ho fatto un salto nel centro città (poco da segnalare per ora) e infine sono ritornato alla Moschea dello Sceicco Zayed, già vista e ampiamente  fotografata la scorsa volta, che rappresenta forse la più grandiosa bellezza di questa città.
Giornata favolosa, intorno ai 31/32 gradi, in attesa del caldo che verrà nei prossimi giorni (e toccherà temperature di 35/39 gradi).



Il centro di Abu Dhabi


Emirates Palace e (sotto) l'interno dell'atrio principale



Ethiad Towers 


Bouganville alla Moschea






Particolare di un interno della moschea








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19 aprile 2018

Abu Dhabi, Yas Viceroy: da qui parte l’esplorazione


Alla mia seconda  visita ad Abu Dhabi, con molto più tempo a disposizione, sono stimolato a proseguire nell’esplorazione di questa città, la capitale degli Emirati Arabi. Il campo base, lo spettacolare Hotel situato all’interno del circuito di Formula, lo Yas Viceroy (info https://en.wikipedia.org/wiki/Yas_Viceroy_Abu_Dhabi_Hotel ), costruito sull’Isola Yas, una delle più grandi isole artificiali di Abu Dhabi.
L’isola è il prodotto di un investimento di 40 miliardi di dollari e, oltre al circuito automobilistico che ospita il Gran Premio di Abu Dhabi di Formula 1,  annovera un parco a tema  cinematografico della Warner Bros, un parco acquatico e un parco tematico dedicato alla Ferrari (Ferrari World). Il tutto supportato da vari insediamenti ricettivi, ristoranti, campi da golf e porto turistico.
Si parte per esplorare!



L'avveneristica struttura dello Yas Viceroy


Le luci variano continuamente, creando 
atmosfere nuove con colori differenti






Il circuito di Formula 1 ci passa in mezzo





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17 aprile 2018

Doha, un ultimo saluto?

Lo so, mi ero ripromesso di non esagerare con i post e con le foto, ormai alla mia quinta volta a Doha in Qatar negli ultimi venti mesi. Questa città, come accade a molte mete non gettonate e sottovalutate, alla fine proprie per questo non delude se esplorata nei sui intimi angoli e con un giusto occhio.
E poi mi è appena stato detto che potrebbe essere ormai l’ultima volta che vengo qui per motivi lavorativi,  e già sento nostalgia di questa città.
Mi mancheranno il souq Waqif colorato ed animato, il verde, i parchi, il lungomare e i suoi grattacieli illuminati, le vecchie barche color legno di giorno e sfavillanti di luci la notte, l’austero Museo di Arte Islamica e il magnifico parco circostante che regala viste insuperabili sulla città, le scuderie, il souq dei falchi e molti altri scorci (The Pearl, Qatara, il quartiere e il centro commerciale in stile Venezia, l’area degli impianti sportivi, il souq di Al-Wakrah solo  per citarne alcuni) che fortunatamente non dimenticherò proprio perché li ho molto fotografati. J
Quindi sopportate affettuosamente un ennesimo post su questa città che forse mi vedrà tra le sue braccia solo per questa ultima volta.
Ma in fondo, chi può dirlo? J



Skyline notturno dal Parco del Museo di Arte Islamica


Souq Waqif


Il Museo di Arte Islamica, bellissimo da visitare anche al suo interno


Souq Waqif












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8 aprile 2018

L’Adda in kayak: da Olginate a Paderno d’Adda

A distanza di una settimana, con un minimo di allenamento in più, ho affrontato, sia pure con qualche incognita, il fiume Adda. Lasciando l’auto (l’abbinamento camper e moto all’inizio e alla fine del percorso lo sperimenterò in futuro) a Olginate, in questa quarta uscita ho battezzato il kayak per la prima volta in un fiume che mi ha riservato anche due brevi tratti di leggere rapide non previste… 
Confidando in una leggera corrente verso valle (che è stata molto scarsa lungo quasi tutto il percorso), mi sono ritrovato invece un vento contrario che ha richiesto quasi una costante remata per circa tre ore. Mi sono fermato a Brivio per uno stop e passando per Imbersago (famosa per il traghetto di Leonardo spinto dalla corrente), ho raggiunto Paderno d’Adda e il pontile dove sono sbarcato a qualche centinaio di metri dalla diga.
La giornata abbastanza soleggiata, ma anche parzialmente nuvolosa e con frequenti foschie, non ha ottimizzato i risultati fotografici.
La riflessione principale: non ho incontrato anima viva sul fiume (intendo canoisti o persone in kayak) e mi chiedo perché da queste parti (che poi sono le mie J) non ci sia un minimo  di usanza a godersi il fiume in questo modo.
In compenso una moltitudine di persone a piedi o in bicicletta lungo la strada sterrata che costeggia il fiume per tutto il percorso. Come sempre alcuni rappresentanti di entrambe le categorie sono stati a volte litigiosi per i diritti di precedenza… J
Una volta sbarcato, le solite procedure di  asciugatura e ripiegamento del kayak, più una faticosa camminata in salita  (circa 15 minuti con oltre 30 chili sulle spalle) fino al ristorante Toscano, dove mi hanno permesso di lasciare il grande zaino in attesa di essere recuperato.
Quindi avventura in autostop per ritornare a Olginate e recuperare l’auto: avventura, come sempre, vera e propria, in quanto da queste parti (che poi sono le mie J), oltre a non andare in kayak, generalmente non hanno nemmeno l’usanza - hanno il terrore! - di dare un passaggio a qualcuno.
Dopo mezz'ora di cammino, una gentile ragazza in compagnia del figlio mi ha visto interloquire con i carabinieri (ai quali avevo chiesto un passaggio ricevendo come risposta “Non siamo mica un Taxi…” J ), e con il suo buon cuore mi ha portato fino a Olginate. Le persone belle esistono ovunque, non  sono moltissime, ma esistono…! J
Lunga giornata, anche impegnativa e faticosa, per trascorrere tre bellissime ore sul fiume Adda, immerso nella sua natura e circondato da cigni, anatre, folaghe, cormorani, e moltissimi altri uccelli acquatici.
Da rifare.



Partenza da Olginate


Partiamo per un piccola impresa personale!


I paesaggi dell'Adda





In vista di Brivio



Un sosta tecnica a Brivio: la pipì ogni tanto bisogna pur farla...! :-)


Si riparte da Brivio


Brivio, castello e ponte



Una bella cascina sul fiume


Imbersago e il traghetto di Leonardo da Vinci: 
energia pulita, usando la forza della corrente del fiume 
e dei cavi tesi tra le due sponde.



Un altro stop tecnico...con alle spalle l'unica imbarcazione 
(turistica) che ho visto su tutto il percorso


In vista della diga di Paderno d'Adda


Il pontile di attracco a qualche centinaio di metri dalla diga




Il kayak Framura asciugato e impacchettato 
nel grosso e pesante zainone


La diga di Paderno d'Adda


Il Ponte di Paderno d'Adda



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