The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

21 agosto 2018

La Penisola di Reykjanes (parte 1)

Un’altra giornata a rischio pioggia in varie zone dell’Islanda, mi ha portato, seguendo le indicazioni meteo, verso la Penisola di Reykjanes che prometteva di regalare qualche squarcio di sole in più e almeno solo nuvole e niente pioggia. E così è stato.
Luoghi da cui non mi aspettavo molto, come succede spesso, mi hanno invece piacevolmente stupito offrendomi ottimi panorami, chiesette e camposanti di tutto rispetto, scogliere interessanti, villaggi con pregevoli case, fari suggestivi ed aree geotermali. Sono passato a dare un’occhiata anche alla Laguna Blu (maggiori info in un post successivo) che nonostante il cielo plumbeo ha meritato qualche scatto interessante, in attesa di ritornarci con il sole il giorno prima della mia partenza per l’Italia.
Una bella e inaspettata giornata nella penisola di Reykjanes il cui potenziale inizialmente avevo sottovalutato.



Stokkseyri 




Prigione di Eyrarbakki, la prigione modello più grande in Islanda


Eyrarbakki






Strandarkirkja, 1888




Uno dei tanti, troppi, autobus che 
giungono alla famosa Laguna Blu


Cielo plumbeo alla Laguna Blu
(ci tornerò con il sole, vedi post successivi)




Parco dei 100 crateri



Centrale elettrica Terra


Scogliere di Hafnaberg


Il ponte tra due continenti



Garður


Promontorio di Gardskagi_Reykjanes Peninsula





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20 agosto 2018

Islanda sud occidentale: il promontorio di Dyrholaey e le cascate Skògafoss e Seljalandsfoss

Una giornata parzialmente piovosa non ha rovinato la bellezza di questa regione dove si incontrano molte famose meraviglie naturali.
Una delle formazioni più riconoscibili della costa meridionale è il promontorio roccioso con l’enorme arco di pietra di Dyrholaey che si erge maestoso dalla pianura circostante. Spiagge nere sferzate dall’oceano e un panorama mozzafiato si possono ammirare da questa riserva naturale ricca di avifauna, tra cui i pulcinella di mare.
Skògafoss è una spettacolare cascata che compie un salto di 62 metri. Si può risalire la ripida scalinata che fiancheggia la cascata per una grandiosa panoramica dall’alto, oppure ci si può avvicinare ai piedi del salto d’acqua per ritrovarsi circondati da spruzzi e arcobaleni. Una leggenda narra che un colono abbia nascosto uno scrigno d’oro dietro la cascata.
Dalla Hringvegur, la strada principale, si vede la magnifica Seljalandsfoss che da un’alta scarpata rocciosa si getta in un laghetto verde. Un sentiero sdrucciolevole (probabilmente anche quando non piove) e fin troppo affollato, gira dietro il salto d’acqua
Visto il pomeriggio piovoso, il LAVA Iceland Volcano and Earthquake Centre a Hvolsvollur è stata un’ottima opzione: il nuovissimo centro, aperto nel 2017, è un’esplosiva esperienza multimediale che consente di conoscere meglio l’attività sismica e vulcanica dell’Islanda. Comprende un modello alto 12 m del nucleo vulcanico dell’isola, un simulatore e un cinema.



Dyrholaey










Skògafoss





Seljalandsfoss






LAVA Centre




Il cuore di fuoco che esiste sotto l'Islanda



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19 agosto 2018

Jökulhlaup, fuoco e ghiaccio che distruggono

Alla fine del 1996 la devastante eruzione di un vulcano islandese, una delle più potenti eruzione del XX secolo, scosse il sud-est dell’isola provocando un terribile jökulhlaup, ovvero l’inondazione provocata dall’eruzione di un vulcano sotto una calotta glaciale. Credo che non si possa nemmeno immaginare cosa può accadere quando un’enorme quantità di lava incandescente scioglie in poco tempo il ghiaccio di un enorme ghiacciaio. Gli eventi che portarono alla catastrofe ricordarono ancora una volta agli islandesi quanto può essere distruttiva la miscela di fuoco e ghiaccio di cui è fatto il loro paese.
La mattina del 29 settembre 1996 un terremoto di magnitudo 5.0 della scala Richter fece tremare la calotta glaciale del Vatnajökull. Il magma eruttato da un nuovo vulcano sotto il ghiacciaio, si era fatto strada sotto la crosta terrestre ed era penetrato nel ghiacciaio provocando la fuoriuscita di lava da una fenditura sotterranea della lunghezza di 4 km. Le preoccupazioni degli scienziati riguardarono il fatto che il lago subglaciale della caldera di un altro vulcano si stava riempiendo dell’acqua proveniente dal ghiacciaio sciolto dal calore dell’eruzione. Le previsioni iniziali ipotizzarono che il ghiaccio si sarebbe sollevato e il lago sarebbe uscito dagli argini riversandosi nello Skaidarasandur, la grande pianura glaciale sottostante, minacciando la Hringvegur, la strada principale dell’isola,  e i suoi ponti. Subito furono avviati lavori per la costruzione di argini nella speranza di deviare il flusso delle acque. Più di un mese dopo l’inizio dell’eruzione il ghiaccio si sollevò e il bacino si svuotò provocando un potente jökulhlaup e liberando fino a 3000 miliardi di litri d’acqua in poche ore. Le acque, che trascinavano con sé iceberg alti come edifici di tre piani, distrussero ponti lunghi centinaia di metri, costruiti con enormi strutture di acciaio. In una foto sottostante se ne vede una parte evidentemente piegata e conservata in memoria di quegli accadimenti. Durante l’eruzione enormi blocchi di ghiaccio del peso di parecchie tonnellate vennero scagliati a  grande distanza su queste sfortunate pianure. Lo stesso vulcano già nel 1934 aveva scatenato un jökulhlaup di 40.000 metri cubi d’acqua al secondo, allargando l’ampiezza del fiume fino a 9 km, devastando vaste aree di terreni agricoli e travolgendo le ultime fattorie che in seguito non furono mai più ricostruite in quella regione.
I sandar sono una regione piatta e deserta che si estende lungo la costa islandese sud-orientale, travolta da materiali argillosi, sabbia e detriti trasportati a valle dai fiumi glaciali e, in modo ancora più spettacolare, da questi famigerati jökulhlaup. Sono pianure sabbiose di origine glaciale, vaste e impressionanti. Lo Skaidarasandur è il più visibile e si estende per circa 40 km tra la calotta glaciale e la costa. Una enorme distesa di sabbie grigie e nere, spesso spazzate da forti venti e attraversate da torbidi fiumi glaciali. Quest’area un tempo era piuttosto popolosa ma fin dal 1362 l’esplosione di un vulcano sotto un ghiacciaio provocò un jökulhlaup che sconvolse completamente l’aspetto del territorio.
Da allora questa zona fu ribattezzata “terra desolata”.
Fuoco e ghiaccio, il fascino e la maledizione di questa bellissima isola.
L’itinerario di oggi ha toccato queste zone oltre che una parte del Parco Nazionale Skaftafell, il fiore all’occhiello del Parco Nazionale Vatnajokull, il bellissimo canyon Fjadrargljufur, la nerissima spiaggia Reynisfjara con le sue colonne basaltiche fino al tramonto nei dintorni di Dyrholaey.


Ghiacciai e fiumi glaciali scendono ovunque 
dall'enorme distesa del ghiacciaio principale,
il Vatnajokull


Strada da Sandfell a Skaftafell




Svartifoss, Skaftafell, Parco Nazionale di Vatnajokull sud


Fattoria di Sel, Parco nazionale di Skaftafell
sopra le vaste distese dello Skeidararsandur


I resti di un ponte d'acciaio piegato dalla forza delle inondazioni
provocate dalle eruzioni vulcaniche



La chiesetta con il tetto di torba della Fattoria a Nupsstadur





Lo spettacolare Fjadrargljufur Canyon




Hjorleifshofdi, un tempo un'isola avvolta dall'oceano


Vik



Reynisfjara, spiaggia nera e colonne basaltiche







Tramonto nei dintorni di Dyrholaey



Il faro a Dyrholaey



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