The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

25 gennaio 2012

Non c'è due senza tre: un altro giorno attraversando l'inferno

Il nostro amore per la terra d’Africa viene ancora una volta messo a durissima prova. Non c’é due senza tre, dicono. E pare sia vero.
Riepiloghiamo.
Il primo giorno d’inferno burocratico fu quello passato nel Consolato del Marocco a Milano quando ci dissero di aver perduto tutta la documentazione relativa alla richiesta del visto per Sara (per i particolari rimandiamo ai post del 7 settembre e del 1 ottobre 2011).
Il secondo giorno d’inferno fu quello passato a bordo della nave che ci condusse da Algeciras a Tangeri, con l’affollamento e la totale disorganizzazione dei funzionari di frontiera (per i particolari rimandiamo al post del 30 ottobre 2011).
Il terzo giorno, il peggiore di tutti anche se non esiste un limite al peggio, è stato quello vissuto ieri tra Tangeri e Ceuta.
Riepiloghiamo, il più sinteticamente possibile, ma non sarà facile.
Partiti felicemente il 23 gennaio, lunedì mattina da Larache, dopo un’allegra domenica trascorsa con in nostri amici, siamo giunti verso le 11,30 al nuovo porto di Tangeri (circa 45 chilometri a est della città) per imbarcarci sul traghetto delle 17.
Al controllo dei passaporti, un solerte funzionario rileva qualche anomalia sul visto e, dopo una telefonata e un ulteriore parere di un collega, ci informa seccamente che la validità del visto di Sara scadeva il 30 dicembre 2011. Al nostro sbigottimento ci mostrano le date scritte sul visto: “Valido da 01-10-11 al 30-12-11, durata della permanenza 90 giorni”.
In un secondo tutto mi è chiaro. Quel maledetto 1 ottobre, al Consolato del Marocco di Milano, dopo che mi dissero di trovare la pratica e di perso tutti i documenti presentati per la domanda (per fortuna non erano in possesso del passaporto originale questa volta), dietro mia insistenza erano stati disponibili a trovare la soluzione per rilasciarci il visto e mi avevano fatto tutto in una mezz’ora di tempo, così che alla fine il problema era stato risolto non senza stress e noi avevamo il nostro visto per Sara.
Quel giorno mi ero accorto delle date di validità del visto e l’avevo fatto presente al funzionario che mi aveva consegnato il passaporto. Dissi che noi saremmo andati in Marocco dall’inizio di Novembre alla fine di Gennaio e ci servivano 3 mesi interi di permanenza.  Nessun problema: mi viene chiaramente confermato che la data indicata si riferisce all’intervallo di tempo in cui è utilizzabile il visto come entrata nel Paese,e che la durata dei 90 giorni parte del giorno stesso di entrata. Sia pure con qualche dubbio sull’interpretazione della cosa ma visto che arrivava da un addetto ai lavori, ci crediamo.
Il 30 ottobre 2011, dopo aver trascorso un mese tra Italia, Francia, Portogallo e Spagna, giungiamo quindi in Marocco, al porto nuovo di Tangeri dove ci appongono il timbro di entrata con la data del giorno. Per sicurezza domandiamo: “La durata del visto è 90 giorni da oggi vero?”
La risposta è: “Si”.
Così, lunedì 23 gennaio, ben una settimana prima della scadenza dei 90 giorni, cerchiamo di spiegare ai solerti funzionari Mr. Filo Spinato e Sig. Campo di Concentramento, quanto sia difficile per Sara ottenere il visto presso il disorganizzato (gentile eufemismo) Consolato del Marocco a Milano, quanto sia difficile entrare nel Paese, e quanto appare adesso difficile uscire. Cominciamo a sentirci prigionieri!
Sia pure l’errore non può essere veramente addebitato a noi, ma a ben due pessime informazioni forniteci da incompetenti e irresponsabili funzionari marocchini, la vera e finale responsabilità è nostra: siamo noi che abbiamo superato la reale validità del visto e infranto gravemente la legge.
Bene, allora a questo punto che si può fare? Come si risolve questo problema? Dobbiamo pagare qualcosa, forse una sanzione?
Ci viene risposto che dobbiamo tornare nel centro di Tangeri e andare agli uffici della Prefettura. La nostra energia vitale riceve un altro colpo.
Possibile che non si possa risolvere la questione lì al porto? Niente da fare.
Piuttosto seccati saliamo sul Wanderer e partiamo in direzione Tangeri con pochissima voglia di fare altri 50 chilometri, entrare nel traffico caotico della metropoli, forse risolvere il problema, per poi ritornare al Porto.
Giunti in città, muovendoci abbastanza a nostro agio visto che la conosciamo per averla ben visitata il viaggio precedente, lasciamo il Wanderer in un parcheggio e con la Vespa cerchiamo la Prefettura, situata in un grande palazzo in pieno centro.
Nel primo ufficio in cui veniamo indirizzati, il funzionario ascolta (poco) il nostro problema e ci dice subito che non può fare nulla, che il problema lo devono risolvere al Porto nuovo di Tangeri. Incredibile, no? Proprio quelli che ci hanno inviato lì. Cerco di far capire quanto sia assurdo e che il minimo di aiuto che ci potrebbe essere offerto sia quello di una telefonata al porto per chiarire questo folle rimpallo tra loro. Niente, zero disponibilità. Viene buttato là solo un suggerimento: andate al porto di Ceuta. Ma noi abbiamo il biglietto della nave che parte dal Porto di Tangeri e poi, a Ceuta non potremmo ritrovarci con lo stesso problema?
Cominciamo ad innervosirci.
Ritorniamo alla reception e facciamo presente la necessità di parlare con qualcun altro di grado più elevato. Ci inviano al secondo piano, in un ufficio segreteria. La porta è aperta e l’ufficio è vuoto. Bussiamo gentilmente e non compare nessuno. Dopo alcuni minuti, Sara fa l’errore di bussare un poco più energicamente e da una porta laterale dell’ufficio esce uno smilzo arrabbiato e ci fa chiaramente capire di aspettare perché sta pregando nell’ufficio accanto (i musulmani si fermano a pregare, ovunque essi siano, forse tre o quattro volte al giorno).
Al termine della preghiera, quando ci invita nell’ufficio con faccia torva, cerchiamo di scusarci e diciamo che non potevamo sapere che lui stesse pregando. Comunque il danno è fatto, il tizio, sia pure parlando un buon inglese, non offre nessuna volontà di ascolto, di comprensione, di aiuto. Non si impegna nemmeno a capire i termini del problema. Paventa necessità di tribunale o, per Sara, di uscire dal Paese con un volo per il Nicaragua, visto che non ha il passaporto italiano e che, secondo lui, non può dimostrare di risiedere in Italia. Pure farneticazioni in quanto Sara è in possesso di regolare permesso di soggiorno e residenza ufficiale in Italia.
Non vi nascondo che l’abbiamo mandato presto a quel paese (gentile eufemismo), dicendogli: “Qui non si tratta di pregare un dio, ma di essere disponibili ad aiutare degli esseri umani”. Vaffanculo, e senza eufemismi.
Completamente disillusi di poter risolvere questo assurdo problema da soli, amareggiati ed incazzati telefoniamo a Abdellatif, il nostro amico di Larache, ricordando che suo fratello maggiore è il Prefetto di una importante città del Marocco.
Latif ci dice di aver un cognato che vive a Tangeri e che può essere necessario contattare un avvocato. Purtroppo le successive telefonate non permettono di rintracciare il cognato, in quel momento in viaggio a Casablanca. Il nostro amico suggerisce allora di andare al porto di Ceuta (75 chilometri ad est di Tangeri) dove tutto dovrebbe essere meno complicato e dove vive e lavora un loro amico, proprio a contatto con la frontiera e la dogana, essendo Ceuta (così come Melilla) una città spagnola in territorio africano. Altre telefonate e nessuna risposta da parte dell’amico che avrebbe potuto aiutarci a Ceuta.
Nel frattempo decidiamo comunque di tentare il passaggio alla frontiera di Ceuta, visto che anche il primo funzionario di Tangeri aveva gettato lì questa soluzione, sia pure senza motivarla, e che anche Latif sostiene possa essere la soluzione migliore. A Ceuta è tutto più semplice, a Tangeri è tutto più complicato. L’unica spesa in più potrebbe essere un nuovo biglietto per la nave.
Viaggiamo quindi per Ceuta, attraversando stupendi paesaggi di colline e montagne, rinunciando a mangiare presi solo dalla voglia di raggiungere il posto di frontiera e risolvere il problema.
Senza dire nulla presentiamo i passaporti al funzionario incaricato. Passano alcuni minuti. Il passaporto nicaraguense di Sara suscita sempre curiosità e meraviglia: spesso ci dicono che è il primo passaporto del Nicaragua che vedono in Marocco e molti non sanno nemmeno dell’esistenza del Paese centro-americano in cui è nata Sara.
Altri minuti senza che ci venga detto nulla, forse il funzionario ha pure lui qualche dubbio su come interpretare le data che vede ma non ci dice nulla. Parla con un altro collega e alla fine mette il timbro e ci riconsegna i passaporti. Incredibile ma vero: qui il problema visto scaduto non sussiste.
Un sollievo, ma solo momentaneo.
Tornato presso il Wanderer, un altro funzionario, addetto al controllo della documentazione dei mezzi, mi fa capire che c’è qualcosa che non va nella carta verde, il foglio che viene rilasciato come autorizzazione di entrata per il mezzo di trasporto, nel nostro caso il camper e la Vespa.
Pare che tra le molte cose che scrivono, metà in arabo e metà in francese, la data di scadenza di quel documento fosse il 2 novembre 2011.
Cosa?!  Ma siamo entrati il 30 ottobre 2011 in Marocco per starci tre mesi, come possono averci autorizzato l’entrata dei mezzi per tre giorni…??!
Spiegazione: un mezzo di trasporto può entrare di base per 90 giorni all’anno e noi, essendo già stati in Marocco dall’inizio di Febbraio 2011 alla fine di Aprile 2011, avevamo già consumato quel credito e i tre giorni erano quelli che ci restavano. Una logica che non fa una piega. Ma qualcuno non poteva spiegarci il problema al nostro arrivo a Tangeri il 30 ottobre scorso?
Compreso il problema, anche questo creatosi non certo per nostra malafede o cattiva intenzione (faremmo qualsiasi cosa possibile per non aver problemi con qualsiasi burocrazia, specie quella marocchina), che cosa si deve fare per risolvere la questione?
Anche qui una nuova piccola odissea tra vari uffici e vari responsabili senza arrivare a capo di nulla. Pare che la variazione debba essere fatta a computer nel nostro porto di arrivo a Tangeri dove è stato emesso il documento verde. L’amato porto da cui siamo appena fuggiti per il problema del visto e dove non desideriamo ritornare per nessuna ragione al mondo. L’alternativa però appare una sanzione di ben 1000 euro….!
Non può essere. Altro tentativo per vari uffici e con vari personaggi più o meno disponibili. Niente da fare. Dico che ora chiamerò una persona importante in Marocco oppure andrò all’ambasciata italiana. Chiamo Latif ma neppure l’amico di Ceuta che avrebbe potuto aiutarci è stato rintracciato.
Basta, non ne posso più.
Ritorno verso il Wanderer parcheggiato da oltre un’ora, con Sara in attesa, al limite della caotica frontiera marocchina, deciso a salirci e a partire se nessuno mi avesse chiesto nulla.
Uno dei funzionari mi riconosce e accenna ad una domanda ma subito un altro che lo incrocia gli dice seccamente “Safi!”, che significa “Basta!” in arabo. Risalgo sul camper, metto in moto e faccio pochi metri nella speranza che il seguente sia già il posto di frontiera spagnolo e non un altro controllo marocchino. E così è.
Un inferno di ore burocratiche risolto in nulla e con nulla. Problemi seri e apparentemente gravi, creatisi per incompetenza, leggerezza, superficialità di inetti funzionari governativi, che dopo ore di intense tribolazioni, stress notevole e incazzamento interiorizzato potente, si risolvono con nulla di fatto. Assurdo, incredibile ma questo è quello che si può vivere su questo pianeta nel mondo della burocrazia, delle leggi, dei fili spinati e dei confini. In generale, perchè non intendiamo mettere sotto accusa solo un paese. Qui si tratta di una questione globale.
Ceuta, con le sue atmosfere spagnole, leggermente più civilizzate ed umane, ci appare un gradevole asilo che ci accoglie a braccia aperte.
Al porto, dove due amabili donne spagnole ascoltano il nostro racconto e il nostro sfogo, confermando i molti problemi che hanno anche loro pur vivendo e lavorando lì, ci confermano con nostra grande gioia, che il nostro biglietto del traghetto da Tangeri può essere convertito tranquillamente e senza costi aggiuntivi in un nuovo biglietto da Ceuta con la stessa compagnia di navigazione.
Tutto è bene quel che finisce bene.
Tocchiamo il suolo spagnolo continentale ad Algeciras alle 22,10 ora locale, dopo notevoli controlli antidroga sul Wanderer. Pare che la settimana precedente abbiano trovato 1200 kg di droga proprio a bordo di un camper e adesso i controlli si sono irrigiditi.
Restiamo a dormire ad Algeciras dopo una dura giornata, un vero proprio inferno attraverso i problemi che la burocrazia può creare  anche a chi si impegna a fare le cose al meglio che può.
Ma non è finita qui: il giorno seguente un altro piccolo inferno di 4 ore  ci aspetta al telefono con l’assistenza tecnica Vodafone e in un negozio-ufficio Vodafone, per risolvere i soliti ricorrenti problemi tecnici di installazione del modem per l’utilizzo di Internet in Spagna.
Ma questa è un’altra storia che vi risparmiamo, solo sconsigliandovi vivamente di utilizzare Vodafone nel caso veniste in Spagna.
Ieri siamo giunti a Malaga in giornata, abbiamo fatto il pieno di GPL e contattato Tony per il ritiro dei documenti dell’assicurazione della Vespa che abbiamo fatto spedire qua.
Nel parcheggio sul lungomare di Malaga, dove abbiamo vissuto alcuni mesi la scorsa estate facendo mercatini, abbiamo incontrato due nostre conoscenze con il loro piccolo camper. Anche loro hanno avuto un pessimo risultato economico dai loro mercatini della scorsa estate, lei in italia, proprio in Sardegna in un mercato regolare di Olbia, ha incassato la metà dell’anno precedente, e lui qui in Spagna ha incassato a malapena una cifra che gli è servita per pagare lo spazio legale del mercatino.
 Ci consoliamo, non è andata male solo a noi.
La crisi è forte in ogni settore e anche le risposte che giungono dagli agriturismo per ora non sono confortanti.
Noi, continuiamo sulla nostra strada.


Gentleman gipsy messo a durissima prova in questa giornata infernale.
Un omaggio alla burocrazia e alle leggi che regolano
il libero spostamento degli esseri umani su questo pianeta.

Per visualizzare le foto in dimensioni maggiori cliccare sull’immagine. Chi fosse interessato a vedere altre fotografie del viaggio ci chieda amicizia in Facebook cliccando qui : www.facebook.com/eliseo.oberti
Altri link dell’autore:
Il canale in You Tube dove trovare tutti i minivideo di Gentleman Gipsy:
La pittura:
Le foto di “pop art”: curiosità, stranezze e poesia del mondo come lo vedo io:
I libri pubblicati:

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