The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

7 aprile 2012

Un problema serio: fine di una storia

Da tempo ho un problema serio e ho bisogno di condividerlo perché non riesco a tenerlo dentro chiuso in me. Riporto un testo che scrissi il 28 giugno 2011 quando eravamo a Malaga la scorsa estate, e che tuttora è più che valido.
“Personalmente non riesco proprio ad avere una relazione di coppia con una donna che in qualche maniera sia integralista religiosa (cristiana o musulmana, o di qualsiasi altra religione), o appartenente a qualche religione o setta minore, o sottogruppo che sia, come i Testimoni di Geova, i Mormoni, Scientology o chi più ne ha più ne metta. Ho lavorato una vita per cercare di liberarmi dai condizionamenti familiari, sociali e mentali impostimi fin da piccolo, e per raggiungere forse uno stato di personale equilibrio e direi quasi di benessere nella mia condizione di agnostico, forse ateo o, meglio ancora, senza alcuna etichetta, semplicemente libero pensatore e fruitore di una propria spiritualità personale. Il mio motto è diventato: religioni organizzate, no grazie. E in questo, se permettete, voglio essere anche io radicale quanto lo è la radicalità religiosa che io non gradisco.
Credo che la religione organizzata sia una delle più nefaste invenzioni della mente umana e a chi ha occhi per vedere non c’è bisogno di spiegarlo più di tanto: gli esseri umani l’hanno utilizzata soprattutto per controllare e soggiogare menti e popoli in nome di un presunto Dio di cui nessuno ha mai potuto dimostrare l’esistenza. In nome di quello stesso Dio sono state fatte e continuano ad essere fatte le cose più assurde e terribili su questo pianeta: con la spada in una mano e il crocifisso nell’altra gli uomini hanno sterminato popoli, colonizzato continenti, istigato guerre e prodotto un’infinita serie di nefandezze piccole o grandi che siano.
Non ammiro e non stimo gli uomini e le donne di religione a parte quelli che si sporcano le mani in remoti angoli di povertà del mondo. Gli altri non riesco proprio a non considerarli inconsapevolmente ipocriti e falsi o, nel migliore dei casi, illusi, sciocchi, stupidi,condizionati mentalmente o addirittura plagiati e ciechi. Questo è il mio pensiero, giusto o sbagliato che sia. Chiunque vuole andare a messa tutti i giorni, inginocchiandosi di fronte a un crocefisso a pregare o a venerare un qualsiasi dio, chiunque segua dogmi e morali tracciate da altri, chiunque abbia necessità di appartenere a questi gruppi, non fa per me. Chiunque voglia continuare a credere che esistano libri sacri, sacre scritture da interpretare alla lettera, chiunque pensi che esista una salvezza per alcuni nell’aldilà, che esistano eletti e illuminati, che qualcuno decida cosa è bene e cosa è male, inventi peccati veniali o mortali e detti delle leggi e delle norme di comportamento, non fa per me.
Chiunque non sappia essere libero da tutte queste cose e non sappia mantenere una sua liberà interiore e critica, chiunque non sappia fare a meno di aggregarsi ad altri e seguirne il pensiero religioso e le credenze, alimentando una dipendenza da esse, non fa per me. La sua mancanza di libertà in qualche modo soffoca anche la mia, la mette in pericolo e mi fa stare male. Preferisco che le nostre strade si dividano.
E’ un problema irrisolvibile, grave, serio ed è il problema che ho da tempo con Sara.
Non è questione di tolleranza, di accettazione dell’altro. Non è un problema di libertà religiosa. Credo proprio che le abitudini di vita, gli atteggiamenti mentali, le scelte di due persone così diverse siano alla fine inconciliabili, incompatibili per essere inseriti nell’alchimia sottile e delicata della vita di una coppia. Se una persona vuole appartenere e seguire radicalmente i dettami di Dianetica o dei testimoni di Geova, o quelli del papa della chiesa cattolica apostolica romana o di Maometto lo faccia pure, ma non accanto a me.
In un rapporto di coppia ci sono affinità e differenze accettabili ma ci sono cose che non possono essere compatibili: per me questo elemento è una di queste cose.
Sara è stata avvicinata dai Testimoni di Geova quando aveva non più di quindici o sedici anni, li ha frequentati per un periodo e poi non è più stata, dice lei, un membro attivo pur mantenendo un legame forte, un’attrazione costante per le ideologie che, a mio avviso, sono riusciti ad inculcare nella sua giovane testa in quel periodo. Per lei la Bibbia resta la “parola di Dio”, un qualcosa di estremamente affidabile, serio ed importante da leggere e, in teoria, da praticare. Per me le sacre scritture sono solo un mucchio di parole umane, scritte, modificate, manipolate e strumentalizzate per secoli, a volte condivisibili a volte seriamente criticabili e contestabili.
Io credo che Sara sia stata mentalmente condizionata, ma lei non ne ha la minima percezione e si sente ferita da questa mia convinzione. Troppo spesso ci siamo trovati a discutere senza trovare il benché minimo punto in comune. Ogni volta che le è possibile ritorna a frequentare gruppi e persone legate a questo movimento religioso, non fosse altro perché con lei sono gentili, affettuosi, rispettosi, e perché tra loro dice di trovare persone buone, amichevoli e disponibili. Questo va a riempire i suoi vuoti, forse le sue esigenze spirituali e affettive. Penso comunque che chiunque si dedichi a un attivo proselitismo necessita quantomeno di apparire accogliente e disponibile. Può essere che queste persone siano in buona fede ma lo è anche un genitore che picchia i suoi figli dicendo “lo faccio per il vostro bene”.
Io sono stanco di percepire la mia compagna così sottilmente soggiogata da queste ragnatele di pensiero, una condizione dove a mio avviso la profonda libertà personale e la capacità critica finiscono lentamente per scomparire nel nulla.
Tutto questo non fa per me. Non voglio che lei rinunci perché un giorno potrebbe solo accusarmi di aver limitato la sua libertà. A questo punto sono io a rinunciare a lei, lasciandola libera di seguire la sua strada, e tornando pienamente in possesso della libertà di seguire la mia strada.
E’ doloroso ma è così. Non ci sono vie di mezzo. Non ci sono altre possibilità. La rabbia e la paura spero svaniranno presto perché la mia decisione è ormai presa.
La mia storia con Sara è finita. Mi dispiace, e so che anche a molti amici che ci seguono con affetto, dispiacerà.
Ma la vita non è sempre e solamente rose e fiori.

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