Mi sono spostato all’estremo orientale dell’Estonia ed ho raggiunto Narva, vista la pioggia battente a Tallinn, non propriamente un nubifragio ma sufficiente ad allagare le strade della capitale estone e anche le superstrade circostanti (sintomo di una insufficiente opera di urbanizzazione nel drenaggio dell’acqua piovana).
La cappa dell’ex dominatore russo c’è ancora: fatiscente architettura di molti edifici, angoli di un certo grigiore, scarsa manutenzione del tutto, dagli edifici alle aree verdi.
La sensazione si ripete ogni volta che mi avvicino al confine, guardando la Russia dall’altra parte del fiume dove non ci si può andare. Lungo il ponte che unisce i due paesi sono poche le auto in fila di attesa e per transitare serve un visto che non viene rilasciato al confine.
Questi maledetti confini che dovrebbero esistere solo per necessità amministrative e che ovunque potrebbero essere oltrepassabili se il mondo avesse un decente livello di civiltà.
Narva è una città di circa 66.000 abitanti, in maggioranza russofoni. La città si trova proprio al confine con la Russia, dalla quale è separata dal fiume Narva, ed è collocata proprio di fronte alla città russa di Ivangorod, dalla quale fu separata negli anni cinquanta, durante l’occupazione sovietica fino al ritorno dell’indipendenza estone. La città russa di San Pietroburgo si trova a circa 150 km. Sulla riva del fiume sorge il castello di Hermann e sulla sponda opposta, in territorio russo, si ergono le possenti mura merlate e le torri massicce della fortezza di Ivangorod, costruita nel 1492.















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