The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

28 aprile 2011

Un piccolo bilancio, qualche numero e un pizzico di nostalgia

Dopo circa 10.000 chilometri percorsi per giungere dall’Italia e vivere quasi tre mesi itineranti in terra di Marocco, di cui quasi 8000 a bordo del Wanderer, la nostra amata casa viaggiante, e oltre 2000 chilometri in sella alla fidata Vespa “ali sotto i piedi”, ci apprestiamo a rimettere il piede nella vecchia Europa con i suoi lati positivi e negativi, ma sicuramente dal costo della vita molto più elevato. Questo imporrà una soluzione creativa di vita che procuri delle entrate.
Intanto diamo qualche numero di questo viaggio durato tre mesi: oltre 4000 foto scattate, circa 400 euro spesi in gasolio (solo in Marocco), 450 euro per pernottamenti in campeggi e parcheggi di sosta, 55 euro in benzina per la Vespa, oltre 500 per cibo e spese nei supermercati, 520 per pasti effettuati in ristoranti o in strada. E infine 1300 euro in spese “varie”, la voce di spesa maggiore, che includono acquisti di materiale da rivendere nei mercatini, i costi sostenuti per le visite di monumenti e musei, acquisti e/o piccole riparazioni legate al Wanderer e alla Vespa, medicine, i miei occhiali, il lavaggio dei mezzi, l’assicurazione integrativa per la moto, la chiavetta Internet, i piccoli elettrodomestici acquistati e molte altre cose ancora.
In sisntesi, senza sottoporci a particolari sacrifici durante questo viaggio, abbiamo speso circa 3600-3700 euro in due tutto compreso in tre mesi.
Adesso ci piacerebbe andare verso il nord Europa per sfuggire al caldo che arriverà con l’estate e visitare qualche paese di quelle nordiche lande, ma temiamo che i mercatini in cui ci interessa lavorare, si trovino più facilmente nelle zone turistico-balneari (e forse meno burocratiche) della Spagna.
E’ arrivato dunque il momento di vivere anche la necessaria parte lavorativa di cui accenniamo nel sottotitolo del blog, e sperimentare l’Europa unita spesso solo sulla carta.
Giocheremo questa carta: Sara ha un magazzino abbastanza nutrito di produzione artistica di bigiotteria e qualcosa è stato acquistato in Marocco - bigiotteria berbera, olio di argan e piccole borse e zaineti in pelle – e qualche quadro lo proporrò anche io (un articolo difficile da vendere nei mercatini…). Inoltre mi dichiaro disponibile ad imparare l’arte di Sara nel creare orecchini, collane e bracciali e metterci la mia creatività.
Se ciò non bastasse cercheremo altro lavoro ovunque sia unito alla dignità, al rispetto ed a una equa retribuzione. Vorremo continuare a fare questa vita per diverso tempo e magari tornare a svernare in Marocco il prossimo inverno: è un paese che abbiamo imparato ad amare - nonostante le sue grandi contraddizioni - e la vita da questa parti costa molto meno.
Oggi ultimo giorno a Tangeri e domani attraverseremo lo stretto di Gibilterra.

Tramonto a Tangeri


Per visualizzare le foto in dimensioni maggiori cliccare sull’immagine. Chi fosse interessato a vedere altre fotografie del viaggio ci chieda amicizia in Facebook cliccando qui : www.facebook.com/eliseo.oberti

Per essere sinceri, proviamo già la nostalgia della terra africana e della sua gente.

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