The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante). Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute. Su questi affascinanti veicoli da quel giorno iniziarono a viaggiare altri "gentlemen-gipsies" (gentiluomini zingari come vennero definiti a quei tempi), che diedero il via alle prime esplorazioni "plenair" grazie al loro spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) limitato da fili spinati e confini, e afflitto da una burocrazia soffocante. Il mio blog e i libri che ho scritto sono dedicati a quegli uomini. Un inno di libertà, a favore dell’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

13 marzo 2023

Oriana Fallaci, scrittore

    Il 23 novembre scorso ero ad Atene e - qualcuno di voi ricorderà il mio post - andai a visitare il cimitero dove è sepolto Alekos Panagulis. Oriana Fallaci scrisse il libro “Un uomo” raccontando la vicenda umana e politica di quell’uomo con il quale ebbe anche una relazione sentimentale dopo averlo conosciuto e intervistato. Fu così che quel giorno di novembre decisi che sarei passato anche al Cimitero degli Allori, a Firenze, dove è sepolta la grande giornalista e scrittrice. Oggi l’ho fatto. Voglio riportare per intero un articolo che ho trovato in rete e che rispecchia tante cose che ho provato e che penso di lei.

“Oriana, lo scrittore”, di Dejanira Bada:

“Un giorno sono andata a Firenze e già che c’ero ho deciso di andare a trovare Oriana Fallaci al cimitero degli Allori. Sulla lapide ha fatto scrivere a caratteri cubitali: “Oriana Fallaci. Scrittore”. E certo non “scrittrice”, ci teneva a precisarlo, sempre. Non le ho portato dei fiori. Ho preso una sigaretta dal mio pacchetto e gliel’ho lasciata accanto alla lapide. Se esiste davvero un aldilà, credo che avrà apprezzato. Oriana Fallaci è stata uno degli scrittori italiani più importanti, oltre a essere stata una reporter e giornalista con i coglioni. Quando c’è stato l’attacco alle Torri Gemelle lei ha detto la sua, come sempre, fuori dal coro, e molti l’hanno attaccata, troppi l’hanno rinnegata, e parecchi oggi ne tessono di nuovo le lodi, anche coloro che l’avrebbero voluta mettere al rogo, coloro che avevano cominciato a dire: “Se scrive certe cose vorrà dire che ha un tumore al cervello.” “Dico quello che penso e quello che penso è ciò che la gente pensa e quasi mai dice. E quello che la gente pensa e quasi mai dice è la verità.” Il punto è che alcuni conoscono Oriana per “La rabbia e l’orgoglio”, “La forza della ragione”, “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse”, e non per i suoi romanzi antecedenti. Oriana è “Un uomo”, Oriana è “Lettera a un bambino mai nato”, Oriana è “Penelope alla guerra”, Oriana è “Se il sole muore”, Oriana è “Niente e così sia”, Oriana è “Insciallah”. Oriana è “Intervista con la storia”, una che ha avuto il coraggio di strapparsi il velo davanti a Khomeini, che le avrebbe potuto strappare gli occhi. Oriana è sempre stata un’antifascista, una partigiana, ma è stata una delle poche ad avere il coraggio di dichiararsi anche anticomunista, perché sapeva, aveva visto con i suoi occhi che non c’era nessuna differenza. Oriana odiava la guerra, era contro la guerra, più di me, più di voi, più di tutti noi. “Chi dice di non avere paura alla guerra o è un cretino o è un bugiardo.” Oriana non era una romantica, non era una sentimentale, era una donna che mi sarebbe piaciuto conoscere, che mi ha sempre ispirato, che non avrei mai voluto come madre. La sua scrittura non ha eguali, il suo stile è inconfondibile, i suoi occhi sapevano vedere, la sua mente riflettere, le sue mani scrivere, scrivere, scrivere. Il suo cuore sentire. “Sono nata per essere uno scrittore e sarei stata uno scrittore anche se non avessi avuto le mani per scrivere.” Era orgogliosa e rompipalle. Puntigliosa e pure vanitosa, e ora sarà incazzata perché odiava che si scrivesse di lei. “La vera scuola dello scrittore è la vita stessa, a incominciare dalla propria. E, dato che il suo lavoro principale è osservare la vita, a incominciare dalla propria, non separa mai la vita personale dal suo lavoro. Non stacca mai. Tutto ciò che fa, prova, pensa, vede, comprende, entra nella sua scrittura come un liquido versato attraverso un imbuto di bottiglia.” “Non ricordo chi abbia detto: non amare uno scrittore, non lasciare mai che uno scrittore ti ami, ti troverai in un libro.” Oriana e Alekos. Oriana la celebrità, Oriana madre dei suoi libri, Oriana la donna libera e indipendente che ha fatto di tutto per non finire a occuparsi solo del marito e dei figli come sua madre, che poi ha vendicato vedendo il mondo, viaggiando in lungo e in largo. “La radice della schiavitù femminile sta nel fatto di rimanere incinte.” Oriana e il dolore, Oriana e l’amore per la vita, Oriana e il cancro, Oriana e la morte. “Io, te lo ripeto, non temo il dolore. Esso nasce con noi, cresce con noi, ad esso ci si abitua come al fatto d’avere due braccia e due gambe. Io, in fondo, non temo neanche di morire: perché se uno muore vuol dire che è nato, che è uscito dal niente. Io temo il niente, il non esserci, il dover dire di non esserci stato, sia pure per sbaglio, sia pure per l’altrui distrazione.”

Oriana, lo scrittore. 

29 giugno 1929 - 15 settembre 2006




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