The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

26 settembre 2010

Prima della partenza

      Non sprechiamo troppo tempo. E’ meglio rischiare di sprecare un po’ di denaro piuttosto che il tempo della nostra vita. La nostra esistenza su questo pianeta è un lampo di luce nell’universo e forse la morte è ciò che ci aiuta a capirlo. In qualche modo ci salva: se ci fosse davvero un tempo eterno per fare tutto, forse nessuno farebbe niente.
      Questi e altri pensieri hanno portato me e Sara a prendere la decisione di rimescolare le carte delle nostre vite. Io c’ero più avvezzo, lei meno ma mi ha seguito con entusiasmo e qualche piccolo timore.
      Io avevo vissuto varie esperienze di viaggio di cui conservavo gelosamente i ricordi: sei mesi a Londra, sei in Australia, Nuova Zelanda e Isole Fiji, due anni nelle Americhe, percorrendole dall’Alaska alla Terra del Fuoco per finire nel Sud Est Asiatico. E da ultimo un viaggio di quattro mesi su un catamarano nell’Oceano Pacifico, da Panama fino alle Isole Galapagos, per arrivare con un grande salto fino alle Isole Marchesi nella Polinesia francese, attraversare le Tuamotu e giungere a Tahiti.
      Niente male in fondo, ma mai abbastanza. Il pianeta Terra è grande e non basta una vita intera per esplorarlo interamente. Quando diventi un viaggiatore non puoi più tornare indietro, il mondo diventa la tua casa e qualsiasi Paese, regione, città, casa e ufficio diventano uno spazio troppo angusto per poter resistere a lungo. Prima o poi si riparte. Presto o tardi si trova una formula adatta o sufficiente perché questo sia ancora possibile.
      Basta rimescolare le carte e avere il coraggio di affrontare il cambiamento. Non è facile, non lo è mai.
      Non mi soffermerò troppo su coloro che si fanno carico di ricordarti quanto sei strano, diverso, incosciente, egoista, sperperatore di denaro, specie di quello proveniente dalle eredità familiari che qualcuno ti vuole dire come sarebbe moralmente meglio utilizzare. Non mi dilungherò oltre su queste problematiche che passano attraverso i condizionamenti di ognuno e anche attraverso le proprie frustrazioni e paure proiettate sugli altri.
      Alla fine le scelte di viaggio che ho fatto nella mia vita, quelle che sono meno piaciute ad alcuni tra quelli che hanno sempre sostenuto di volermi bene, sono state le più importanti, in quanto sono proprio quelle che mi hanno regalato una maggior gioia di vivere.
      Un livello di gioia che molte persone forse non immaginano neppure si possa provare.
      Quindi, si parte nuovamente.

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