The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

1 ottobre 2010

Ciò che possiedi ti possiede

     E’ una strana sensazione liberarsi di ogni bene concreto e materiale e fluidificarlo nell’energia più “instabile” del denaro, poco o tanto che sia. Il risultato immediato può apparire una mancanza di punti fermi, di riferimenti, di sicurezze.
      In realtà il punto di riferimento dovremmo essere noi stessi, qualsiasi vita decidiamo di vivere.

OCCHI DI FARFALLA
Nonostante io colori il cemento,
nella mia terra di mattoni e case,
ciò che possiedo, mi possiede.
Lascio a voi le amate case e le radici.
Con gli occhi di una farfalla guarderò le vostre finestre
illuminate da false sicurezze.
Il cielo come soffitto, e come muri gli alberi:
di nuovo animale, non più folle umano.

Occhi  di farfalla
Tecnica mista su tela 50x40                                             Opera dipinta e scritta da Eliseo Oberti

      Oggi, 26 settembre, è il mio compleanno e un buon numero di sincronicità positive si stanno susseguendo. Due giorni dopo la decisione definitiva di partire con il nuovo progetto, ho scoperto che il principale salone nazionale dei veicoli ricreazionali era “casualmente” proprio in quel periodo.
      Sara ed io ci siamo andati per approfondire ulteriormente le conoscenze, le informazioni tecniche e quelle sul mercato dell’usato. Sia pur non essendo un neofita in materia (per sei mesi ero già stato il felice proprietario di un camper pochi anni fa) ho avuto modo di aggiornarmi e di farmi un’idea dei modelli più adatti alle nostre esigenze. E non c’è voluto molto a capire quali erano e trovare il camper adatto.
      Una volta incontrato il mezzo giusto, un po’ di negoziazione e di pazienza ed ecco che il prezzo concordato si avvicina moltissimo a quello sperato. Le sincronicità positive, quando si è veramente sulla propria strada, accadono.

JAKARTA ALLA FINESTRA
Riposo in una camera, una delle mille camere del viaggio.
Bali mi ha incantato e Java mi ha stremato.
Sdraiato su un letto meravigliosamente non mio,
osservo il frenetico disordine di Jakarta:
dentro il cuore e gli occhi la nostalgia di ciò che lascio
e il desiderio di ripartire sempre verso ciò che ancora mi attende.

Jakarta alla finestra
Tecnica mista su tela 40x50                             Opera dipinta e scritta da Eliseo Oberti
             Ogni volta che leggo il periodico informativo di Emergency, è un colpo allo stomaco. Spesso non riesco nemmeno a leggere tutti gli articoli.
      Sto male. Il senso di impotenza e l’incapacità di fare qualcosa di più che una modesta donazione mi rendono inquieto, quasi in colpa. Lo so che non posso salvare il mondo, ma la mia coscienza non è del tutto a posto.
“Il presidente francese espelle 700 rom, ordinando che siano deportati in Romania. Con una dote – o una liquidazione – di 300 euro a testa per ogni adulto, 100 per ogni bambino, intere comunità sono cacciate “per motivi di ordine pubblico”. Per le stesse ragioni, dopo la morte di un neonato nel rogo di una baracca, il sindaco di Roma ordina lo sgombero dei campi rom abusivi e chiede l’intervento dell’Unione europea per limitare la presenza di cittadini comunitari si, ma indesiderabili. Sono scene dell’estate 2010 che non sembrano sollevare grandi proteste tra i cittadini della civilissima Europa… omissis  ……La guerra non affligge l’Italia, ma migranti, stranieri, poveri hanno spesso accesso alle cure più nei principi che nei fatti. La scarsa conoscenza dei propri diritti, il timore di essere denunciati se irregolari, l’incomprensione della lingua, l’incapacità di muoversi all’interno di un sistema sanitario complesso, il costo di alcune prestazioni sanitarie sono gli ostacoli più comuni. Il diffondersi nelle istituzioni e nella società di una cultura dell’esclusione che costruisce e difende privilegi invece che affermare diritti è la causa più diffusa.”
(da Emergency – Settembre 2010)

      In un’epoca di sgomberi e deportazioni, incremento della xenofobia e dei conflitti etnico-culturali ancor più che razziali, Sara ed io decidiamo di sperimentare una vita “nomade” in quanto itinerante in questa Europa unita troppo spesso solo sulla carta, perlopiù per presunti vantaggi economici. Una sfida da poco…

      Ma ci sia apre il cuore quando ascoltiamo il monologo sulla vita tratto dal film "Il curioso caso di Banjiamin Button":

        "Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere. Non c'è limite di tempo, comincia quando vuoi. Puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio. Spero che tu viva tutto al meglio. Spero che tu possa vedere cose sorprendenti. Spero che tu possa avere emozioni sempre nuove. Spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita. E se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.”
      Per quello che può valere, figlia mia, te lo dedico con tutto il mio cuore. E lo dedico un pizzico anche noi, idealisti in un mondo divorato da troppi lupi.


Vediamo se riusciamo a scappare da qualche prigione dorata ancora una volta?
      Durante una delle ultimi notti insonni (non è facile dormire quando la testa pensa anche nel sonno) mi vedevo nel tentativo di uscire dalla forte corrente di un fiume. Fintanto che mi lasciavo trasportare la forza del fiume non mi era contro. Quando decidevo di uscire, non dico di andare contro corrente, ma uscire a lato verso la riva, la forza impetuosa della corrente già tentava di sopraffarmi. C’è il rischio che le forze vengano a mancare, che la paura abbia il sopravvento e ci faccia desistere, continuare a seguire la corrente. Allora è il momento di usare il coraggio e la forza interiore. Una volta sopravvissuti e giunti a riva, c’è una meravigliosa foresta da esplorare. Un mondo nuovo.
      Non è la prima volta che riesco ad uscire dal fiume. Non è mai facile.
      Ma quanto è meraviglioso !

PRIGIONI DORATE
Colorate prigioni, dorate celle arredate con costose televisioni,
lussuose auto, sgargianti vestiti e scintillanti gioielli.
Un abisso di sbarre ci circonda e non lo vediamo nemmeno.
Qualcuno tra i pazzi più sani le percepisce,
e il cuore soffre alla ricerca di quella libertà

concessa agli spiriti liberi che la strappano alla schiavitù

solo in quanto pronti a pagarne il prezzo.

Prigioni dorate
Tecnica mista su legno 84x59                           Opera dipinta e scritta da Eliseo Oberti

(altri miei lavori e testi visionabili su http://eliseooberti.blogspot.com/)

2 commenti:

  1. Bellissima!! Con questa poesia hai espresso il mio sentimento prima di decidere di prendere l'aspettativa e partire per un lungo viaggio di 6 mesi,mi sentivo in una gabbia dorata,tutto era perfetto,ma la mia felicita' era quella di partire...di vivere un sogno...ora lo sto vivendo!!! GRAZIE!! Gian Luca da Modena

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  2. Bene! Sono contento per te Gianluca! Grazie per le tue parole. Pare che con questo blog Sara ed io stiamo conoscendo molti appartenenti alla nostra famiglia di anime! Un abbraccio

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