The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

12 febbraio 2011

Gli amazigh, i berberi: gli uomini liberi

Prima pioggia in Marocco, un vero e proprio temporale notturno con tuoni di tutto rispetto, la scorsa notte a Essaouira. Questa mattina all’alba già splende il sole che tinge di rosa le poche nuvole in cielo ed io ho gi fatto molte cose.
Per esempio ho letto la fedele Lonely Planet da cui ho tratto preziose informazioni culturali, storiche, geografiche e di altro genere su questo interessante paese.
“Nonostante una straordinaria tradizione nel campo della poesia, della musica e dell’arte che risale al 5000 a.C. gli amazigh, così si chiama il popolo dei berberi, sono stati considerati spesso un popolo ignorante perché in gran parte privi di un sistema codificato di scrittura per i loro idiomi.
I romani tentarono per ben 250 anni di impadronirsi del territorio degli amazigh e di imporre la loro cultura e, quando alla fine l’impresa si rivelò impossibile, li battezzarono con l’epiteto dispregiativo di “berberi”, cioè barbari. L’appellativo rimase e così il pregiudizio nei confronti di questo popolo da parte degli stranieri”.
A me sono molti simpatici gli amazigh, non fosse altro perché al plurale imazighen si può tradurre liberamente con l’espressione “uomini liberi”.
Un’aspirazione in cui credo molto.
Penso che oggi farò una galoppata sulla spiaggia in sella al cavallo berbero che ho incontrato ieri sera al tramonto sulla spiaggia alle spalle del Wanderer. Come sempre cercherò di fare in modo che il suo spirito animale entri in sintonia con il mio spirito animale più libero: è dal lontano Messico che non canto la canzone del sole dei Navajo a un cavallo perché mi diventi amico.




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