The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

4 aprile 2011

Chefchaouen, una perla azzurra

Dopo un giorno di nuvole e pioggia siamo usciti dal guscio protettivo del Wanderer per scoprire Chefchaouen, la nostra perla azzurra del Marocco. Ormai quasi alla fine del nostro itinerario – abbiamo in lista solo Tetouan e Tangeri come nuove ultime mete – il Marocco ci ha regalato un’incantevole cittadina del colore nostro colore preferito: il blu luminoso con le sue gradazioni di azzurro soffuso.
L’equilibrio tra i tempi moderni e l’autenticità del Marocco qui è ancora buono, nonostante il turismo di massa in buona percentuale costituito da marocchini, almeno in questi giorni. Caratterizzata da influenze marocchine e andaluse, l’antica medina presenta un suggestivo panorama di tetti di tegole rosse, edifici di colore blu, azzurro e bianco con stretti vicoli che ci hanno ricordato la nostra bellissima e bianca Ostuni in Puglia, altrettanto fotogenica.
Chefchaouen è una città piacevolissima da vivere: la gente parla spagnolo e francese, è amabile, gentile, disponibile e mai fastidiosa anche nei vicoli dei negozi o vicino ai ristoranti della piazza Uta el-Hammam dove si mangia benissimo con pochi soldi.
Insomma, Chefchaouen è una vera perla azzurra che resterà nel nostro cuore tanto che è nostra intenzione fermarci un giorno in più, godercela appieno e fare altre foto a Sara con i suoi veli Tuareg.




Sara di nuovo in panni Tuareg nell'azzurro di Chefchaouen


Il riposo dei guerrieri berberi...








Il colore di Chefchaouen





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