The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

24 ottobre 2011

La fine della Terra e Lisbona

Notte di acqua a catinelle in Portogallo, con nubifragi e danni persino all’aeroporto di Faro, compreso il crollo di una struttura in area check-in e feriti vari. I tappi di cera nelle orecchie ci hanno solo parzialmente aiutato a non sentire la forte pioggia battente e il vento che circondava il Wanderer in solitaria sosta nel parcheggio di un cimitero alle porte di Sintra.
La mattinata con qualche nuvola sparsa ci ha permesso di fare un salto a Cabo da Roca, “dove la terra finisce e comincia il mare”, l’estremità occidentale del mondo conosciuto fino a pochi secoli fa. L’arcobaleno e il sole hanno presto lasciato posto a qualche pioggia al faro, mentre il sole ci seguiva fino a Cascais ed Estoril, rinomate e graziose località lungo la rocciosa costa verso Lisbona.
La capitale del Portogallo ci ha accolto con sole e nuvole, breve pioggia e poi ancora tanto sole e il cielo azzurro e terso che la contraddistingue. Le brutte le strade, la complicata viabilità a causa di troppi binari dei treni e dei tram, il parziale ma vistoso degrado artistico e architettonico ad ogni angolo, i continui costi di ogni cosa da visitare, fanno leggermente impallidire la bellezza di Lisbona, dei suoi paesaggi di case bianche colpite dal sole al  tramonto, il suo ponte XXV Aprile così simile al Golden Gate di San Francisco, e il fascino dell’Alfama, il vecchio quartiere.
Con la comodità della Vespa abbiamo fatto un piccolo tour de force visitando quasi tutto ciò che ci interessava in meno di una giornata, spinti dalla fretta per pochi giorni ancora a nostra disposizione (l’assicurazione moto in Europa sta per scadere) e per le previsioni climatiche che danno pioggia anche per i prossimi giorni, specie il mercoledì.
Non mancano le curiosità tecnologiche: al momento del ritorno al Wanderer, parcheggiato fuori città nel parcheggio di un Decathlon, il navigatore non si accendeva più. Percorso rifatto a memoria, con cartina e qualche informazione chiesta a un taxista. Giunti a bordo e collegato il navigatore, ancora non dava segni di vita, per poi stranamente riprendersi poco più tardi e funzionare nuovamente per condurci agevolmente tra gli intrighi autostradali di Lisbona, percorrendo il ponte XXV Aprile, fino ad Evora, raggiunta in tarda serata.

Cabo da Roca








Lisbona





 
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