The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

14 dicembre 2014

La scuola del viaggio


Da oltre tre mesi non mi faccio vivo. Forse semplicemente perché non sono “vivo” e ciò che mi succede nella vita non è così piacevolmente condivisibile con tutti voi. Sono mesi di lotta per la sopravvivenza, per racimolare quel po’ di euro che mi servono per le spese basilari. Non per tutte purtroppo: ad esempio il Wanderer e la Vespa necessiterebbero di un poderoso tagliando che rimando ormai da troppo tempo. Ma così è.
Oltre alla mancanza di lavoro e denaro, anche gli aspetti burocratici mi trattengono nella mia città: Sara ed io abbiamo deciso di inoltrare una pratica di divorzio breve che nel giro di pochi mesi pare otterremo recandoci in Spagna una sola volta per firmare davanti a un giudice. Suddetto divorzio sarà, come da leggi di diritto comunitario, trascrivibile anche in Italia. In tre o quattro mesi otterremo quello che in Italia è ottenibile solo in quattro anni, o forse più. Una vergogna, una delle tante di un paese in cui le battaglie per i diritti sociali vanno sempre a rilento. Le spese del suddetto divorzio verranno sostenute da Sara (che ha avuto più possibilità di lavoro nell’ultimo anno e mezzo della nostra separazione), visto che il sottoscritto negli anni passati si è messo sulle spalle ben altri oneri.
In questi mesi ho trovato poco lavoro mettendo varie inserzioni in cui mi offrivo per differenti mansioni. In una di queste scrivevo “Uomo 52enne italiano offresi come badante, autista, notti in ospedale, accompagnatore” e mi sarei atteso un onesto lavoro da badante magari per accompagnare qualche arzilla vecchietta sulla sua sedia a rotelle in giro per la città.
Invece ho ricevuto una strana proposta da parte di una donna ungherese, poco oltre la quarantina, ex terzo posto a Miss Ungheria, ex modella, ex ragazza immagine e di recente uscita dall’ospedale a seguito di un crollo nervoso dovuto agli eventi traumatici accaduti nella sua vita. Non volendo stare da sola a causa delle sue condizioni psicologiche, per alcune settimane mi ha voluto pagare affinché le facessi compagnia, andassi al cinema con lei e a passeggiare per la città con il suo cane. E’ stata solo una breve e curiosa parentesi nell’attesa di un lavoro più serio e consistente.
Un’altra opportunità offertami, questa volta tramite amici, è stata quella di fare l’imbianchino, lavoro che non avevo mai fatto nella mia vita e che, nonostante un po’ di fatica fisica, sono stato contento di imparare.
Volevo fare il pittore (nel senso di dipingere quadri) e questo forse è il lavoro che si avvicina di più, accidenti…! J Scherzi del destino!
Ma la vita che faccio continua ad essere insoddisfacente e di un livello energetico vitale molto basso. Eppure resisto, è nonostante quello che sta per concludersi sia stato uno dei peggiori anni della mia vita, non sono nemmeno così depresso come si potrebbe pensare. Si, a volte sono triste, a volte arrabbiato, a volte stanco da morire, ma per ora non userei la parola depressione. Oggi pensavo che la scuola del viaggio un po’ mi ha temprato, anche se ci sono, non lo nascondo, attimi di grande e profonda stanchezza interiore che mi fanno rinchiudere in me stesso ed essere poco socievole.
Viaggiare come ho fatto io per anni nel mondo, con lo zaino in spalla, con ogni mezzo possibile di trasporto, per mari e oceani, per foreste e deserti, lungo i fiumi e per le montagne, mi ha insegnato a prendere la vita come un’avventura, a volte faticosa e difficile, ma che pur sempre vale la pena di affrontare. Non ultima la grande esperienza di oltre quattro anni a bordo del Wanderer, lottando per poter vivere lavorando e viaggiando in modo itinerante e nomade, che tuttora continua.
Viaggiare così è una vera e propria scuola di vita e non è certo fare turismo o una vacanza prolungata come spesso mi sono sentito dire dai miei più accaniti critici, in ambito familiare e non. Viaggiare per mesi o anni è una cosa completamente differente. Ogni tanto capita di sentire persone che affermano di voler fare una vacanza tranquilla, in spiaggia, sotto il sole, perché sono stanchi delle fatiche lavorative e non se la sentono di stancarsi anche in viaggio. Comprensibile ma sinceramente faccio fatica a capirli: anche durante i lunghi periodi della mia vita in cui ho lavorato come tutti per 11 mesi all’anno, non appena mi era possibile prendevo la moto o un aereo, o facevo l’autostop per godermi un viaggio, un’esplorazione nuova, un paese da scoprire , un’avventura da vivere, anche faticosa certo, ma sempre remunerativa dal punto di vista della mia gioia di vivere. Quando uno ama la dimensione del viaggio non può soffermarsi troppo a fare il turismo riposante su un lettino da spiaggia di qualche spiaggia  tropicale. In realtà chi fa sempre questa scelta costante di tipologia vacanziera, è tutto meno che un viaggiatore. Viaggiare è faticoso, comporta  resistenza, spirito di adattamento, scomodità, coraggio, capacità di rischiare, di andare incontro agli imprevisti che sono frequenti fuori dal comodo villaggio turistico in cui si è accuditi e protetti in tutto e per tutto, come in una gabbia dorata.
La dimensione del viaggio è proprio un’altra cosa, ed essendo faticosa non tutti la prediligono e la scelgono, raccontandosi poi che hanno bisogno di una vacanza riposante in cui sono serviti e riveriti.

L’eterna disputa tra i viaggiatori e i turisti-vacanzieri…!




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