The Wanderer (1885)

The Wanderer (1885)
Alla fine dell’800 in Gran Bretagna esisteva un tiro a due cavalli chiamato The Wanderer (il vagabondo, il viandante), considerato il precursore dei veicoli ricreazionali, gli attuali caravan e autocaravan. Il dottor William Gordon Stables, un medico di origini scozzesi, commissionò la costruzione di questo veicolo ritenendo la vita itinerante all’aria aperta benefica per la salute, e nel 1885 ricoprì oltre duemila chilometri dalla sua casa di Twyford nel Berkshire per giungere alla città di Inverness in Scozia. A bordo di questi affascinanti veicoli iniziarono così a viaggiare altri gentlemen-gipsies, gentiluomini zingari, dando origine alle prime esplorazioni plenair accompagnate da un indubbio spirito di avventura. Un sogno anche per noi che abitiamo in un mondo (oggi come ieri) costellato da fili spinati, frontiere e burocrazia soffocante. Il mio blog e il libro che ho scritto sono dedicati a quegli uomini come un personale contributo, un inno di libertà, all’utopica libera circolazione degli esseri umani su questo meraviglioso pianeta.

6 settembre 2015

Le ferrate di Casto: pareti verticali che richiedono coraggio e… forza nelle braccia!

Non mi è bastato un discreto allenamento nella gambe ottenuto con le lunghe camminate in montagna: ragazzi, per fare le ferrate di Casto, senza soffrire troppo, serve forza nelle braccia! Un allenamento che io non possiedo certo a buoni livelli, e quindi ovviamente ho sofferto “un poco”. Ma per oggi ce l’ho fatta! J Per chi la conosce, dico subito che la ferrata del Passo della Porta in Presolana, di cui ho parlato qualche settimana fa, non è nulla al confronto dell’impegno tecnico che richiedono quasi tutte le ferrate che si trovano nei pressi di questo ridente angolo verde e roccioso del bresciano. Nello specifico oggi ho affrontato le ferrate numero 2, 3, 4, una parte della 6 e della 5 nel punto in cui si incrociano con la 14.
E’ stata un’esperienza emozionante e divertente, tanto quanto a tratti è stata dura. Spesso le mie braccia poco allenate hanno necessitato di lunghi tempi di recupero per poter proseguire e giungere al termine. In un tratto della 5 che si unisce alla 14, chiamato “Vertigo”, durante un difficile passaggio in discesa, preceduto da altri che già mi avevano sfiancato a sufficienza, lungo una parete in contro pendenza con spartane scale fissate nella roccia, ho dovuto ringraziare imbragatura e moschettoni perché mi hanno letteralmente salvato la vita: a questo servono, no?! J Amici miei, per un attimo la presa della mano sinistra mi ha abbandonato e sono rimasto a penzoloni dopo uno sbalzo di soli 20/30 centimetri. Fortuna mia, e un pizzico di esperienza, avevo messo entrambi i moschettoni sopra di me ad una giusta distanza dal corpo e dopo alcuni minuti di recupero, sono riuscito a proseguire.
Ve lo dico chiaramente: quelle che ho fatto oggi non sono ferrate adatte a tutti e non vi consiglio di affrontarle se non avete una più che buona preparazione fisica e tecnica, e una buona dose di coraggio e sangue freddo. Questi due ultimi fattori, per quanto mi riguarda, oggi hanno ampiamente  e fortunatamente supplito alla mia relativa scarsità nei primi due.
Domani, per riprendermi dalle fatiche di oggi, sempre qui a Casto, rifarò volentieri la Stretta di Luina, un bel percorso attrezzato nella stretta gola di un torrente, adatto a (quasi) tutti, che già avevo percorso alcuni anni fa con Sara.
Continuo a pensare che il coraggio sia un muscolo da sviluppare: se si esercita e si acquisisce nelle situazioni pratiche, sportive e avventurose, forse si può utilizzare maggiormente anche a livello morale, affrontando gli eventi della vita.
Credo sia importante che i nostri figli e i nostri nipoti siano messi gradualmente in condizione di vivere questo tipo di avventure, anziché rimanere seduti davanti a televisori, computers, videogiochi, telefoni e tablets.
Ho l’impressione che l’era moderna stia crescendo generazioni senza sufficiente coraggio (e parlo soprattutto dei maschietti) e ciò non porterà a nulla di buono.
Nel frattempo io credo che domani avrò una serie di dolori muscolari, da acido lattico concentrato, nella braccia e non solo…! J


Nei seguenti link potete trovare alcuni mini-video girati durante il percorso delle ferrate:



La mappa delle ferrate (non aggiornata)
e dei sentieri di Casto in provincia di Brescia: il paese d’origine dell’amico “ormai messicano” Antonello, che per primo me ne parlò.


La simpatica stazione meteo di Casto


Via! Oggi si parte subito in verticale! J


Torrenti e acqua non mancano da queste parti!


Si sale, verso il sole e l’azzurro


Tanto per avere consapevolezza di esserci! J


I preziosi, indispensabili e vitali amici moschettoni




Sotto, decine di metri di vuoto


Casto vista dalla ferrata numero 3


Anche la domenica, sono rari gli
incontri lungo le ferrate più impegnative


Sempre più in alto


“Vuoi passare?”
“No! Non ho fretta, mi riposo un po’!” J


Uno dei due simpatici ponti tibetani
presenti lungo i tracciati delle ferrate a Casto


Ancora più su!


Adesso tocca a me


Faccio un'altra ferrata oppure no?


Resisti, vecchio mio! J


In questo tratto da me fatto in discesa (anche nelle foto seguenti) - mentre questi ragazzi arrivati poco dopo me l’hanno affrontato in salita - è accaduto ciò che ho raccontato nel post: la stanchezza mi ha fatto mollare la presa…



Ecco il punto difficile con la parete in contro pendenza dove sono rimasto a penzoloni, salvato da imbragatura e provvidenziali moschettoni!


Per oggi basta! Utilizziamo il sentiero…


Quest’area di Casto era luogo di antiche fucine


Ragazze coraggiose affrontano il ponte tibetano




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Molte più foto sono nel mio spazio in Facebook.
Chi desidera visionarle mi chieda il contatto specificando il motivo “fotografico”.
Grazie.



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Il canale in You Tube dove trovare tutti i minivideo di Gentleman Gipsy:

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Le foto di“pop art”: curiosità, stranezze e poesia del mondo come lo vedo io:

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